Ceccardi, Giani e Fattori: ultimo giorno di una sfida serrata tra posizioni lontane e piazze vicine

NewTuscia – Toscana (FIRENZE) La cornice è il il capoluogo di Regione, Firenze. E forse non potrebbe essere altrimenti, visto quello che c’è in palio. In una città blindata a causa dei molti eventi in contrapposizione si sono appena conclusi eventi elettorali che hanno visto molti big sfilare per le piazze fiorentine. Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani in piazza della Repubblica, lo stato maggiore del PD, con Eugenio Giani, un Piazza Santissima Annunziata e Tommaso Fattori in Piazza Poggi. Tutto in tre ore di tempo, dalle 18 alle 21. Piazze vicinissime in linea d’aria, ma di espressioni valoriali diametralmente opposte.

Sono le 18: l’affluenza è buona ma non ottima in Piazza della Repubblica, forse qualcuno opterà per il comizio conclusivo a Cascina. Uno sparuto gruppetto di ragazzi prova ad entrare da Via dei Calzaiuoli, la forza pubblica controlla il tutto senza problemi. Arriva in piazza Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia: “siamo tutti uniti per il cambiamento” dice, e la piazza lo applaude. “Serve un vero shock fiscale, in questa regione come nel Paese. Dobbiamo impedire che le intelligenze migliori della Regione se ne vadano perché non trovano lavoro”. Tajani attacca poi il reddito di cittadinanza: “basta sovvenzioni agli assassini. Diamo quei soldi a chi ne ha veramente bisogno”. E poi la sorpresa: Silvio Berlusconi si collega al telefono. Saluta la piazza, che lo applaude come ai vecchi tempi.
“La Toscana conoscerà il cambiamento – ha detto Berlusconi – mi dispiace non essere lì con voi, purtroppo la malattia me lo impedisce. Lunedì festeggeremo i successi di tutte le forze del centrodestra, e dei nostri candidati sindaci da nord a sud. Gli italiani con il loro voto avranno certificato ancora una volta che il centrodestra è la maggioranza elettorale del Paese. Sono sicuro che vinceremo in Toscana e in tutto il Paese. Forza Susanna, forza Toscana, Forza Italia”.
Sale sul palco Giorgia Meloni e la piazza la saluta con calore. Meloni che se la prende con “quella sinistra stanca, che si è limitato a gestire il potere senza governare i territori. Questa regione può avere ancora merito, libertà, giustizia sociale. Le istituzioni non appartengono ai partiti politici, ma dai cittadini. Noi vogliamo una sanità toscana in cui si può lavorare per le competenze, non a seconda delle tessere elettorali che si hanno in tasca”. E poi Meloni attacca la Enrico Rossi e la gestione del bando sul trasporto pubblico, che “non deve essere organizzato dai francesi. Il nostro trasporto pubblico ce lo gestiamo da soli”. La piazza applaude., convinta.
Nel frattempo, a cinquecento metri di distanza, si anima la Piazza del Partito Democratico. E mentre cominciano a presentarsi i candidati Dem per il listino di Firenze, nella piazza del centrodestra sale sul palco Matteo Salvini. Intorno cominciano ad esserci contestazioni, soprattutto dalla parte di Via dei Calzaiuoli, dove già in precedenza si era registrata qualche avvisaglia. Salvini ricorda i medici e gli infermieri in prima linea, ringrazia la piazza per il calore, ricorda Cecilia, la moglie del ristoratore che per la crisi si è ucciso a Firenze. Salvini ha poi detto che “Non permetteremo mai di tornare alla legge Fornero, perché con la vita dei lavoratori non si scherza”.

Dentro la piazza si respira fiducia ed ottimismo. “Vinciamo sicuramente” dice qualcuno. Poi Salvini invoca Zingaretti: la piazza fischia forte, il leader della Lega ricorda il suo processo, il prossimo tre ottobre. Un processo “a cui mi hanno mandato quelli del PD”. La piazza applaude, ma partono anche tanti cori “buffone, buffone”. Qualcuno, da fuori delle transenne, urla ‘vergogna’. Qualcuno dalla piazza risponde. Ceccardi chiama sul palco i sindaci, fra cui uno dei più applauditi è Alessandro Tomasi, primo cittadino pistoiese. Ceccardi poi ricorda il suo programma, saluta il suo popolo, chiede una battaglia determinante e determinata. Il popolo del centrodestra, compatto, si stringe intorno ai propri leader e si dà appuntamento alle urne, domenica e lunedì.
Anche Piazza Santissima Annunziata è un festa: Nardella effettua un intervento tutto cuore, apprezzato moltissimo dalla folla. Folla che aspetta con entusiasmo il proprio candidato Presidente. La piazza si diverte, applaude, sorride. Si compiace del suo numero, effettivamente importante. Poi interviene Enrico Rossi, Governatore uscente della regione, che attacca il servizio sanitario lombardo e l’idea che la stessa Lega ha di sanità.
Sventola in alto una bandiera dell’unione europea e, vicino, una seconda, di Più Europa. Rossi saluta il suo popolo, ringraziandolo per i mandati alla guida della Regione. Ma che animo hanno le militanti ed i militanti di centrosinistra alla vigilia del voto? Cosa si aspettano dalla tornata elettorale? “La Toscana è sempre stata amministrata con saggezza, anche se qualche errore è stato fatto – dice una giovane volontaria – ma l’attenzione che viene data ai giovani, al futuro della nostra generazione sarà determinante per questo voto”. Qualcuno siede sfinito sugli scalini ai lati della poazza: “Ho fatto dieci ore di volantinaggio oggi ho davvero dato tutto quello che avevo” dice un militante. La piazza non sente la stanchezza e applaude entusiasta mentre sfilano varie personalità sul palco: un’infermiera, imprenditori, attivisti. Poi, intorno alle otto, a guadagnare il palco è il candidato del centrosinistra alla guida della Regione: Eugenio Giani.
È mentre Piazza della Repubblica va svuotandosi, Giani attacca la Ceccardi sottolineando come “la piazza scelta dalla destra per la manifestazione odierna mi ricorda quando Susanna Ceccardi da sindaco tolse la foto del Presidente Mattarella dal suo ufficio perché non la rappresentava. Cosa ci va a fare in piazza della Repubblica?”. Applausi. Giani rivendica le proprie origini Fiorentine ma, sostiene, che “ogni terra dovrà avere la giusta rappresentanza. Non esiste una Toscana a due o a tre velocità. Non può esistere. Dobbiamo essere uniti, io mi sentirò sindaco dei sindaci” dice il candidato del centrosinistra. Candidato del centrosinistra che rivendica il ruolo di presidente di regione come “persona vicina alla gente, ai territori, a guardare negli occhi la gente ed a provare a risolvere i problemi”. Il candidato  Presidente finisce il proprio intervento appellandosi alla forza della base del centrosinistra: “diamo un futuro a questa terra, continuiamo il buon governo, tutti insieme”.

Nel frattempo anche la Piazza Poggi si riempie. È atteso Tommaso Fattori, che si presenta con una sorpresa: annuncia due assessori della sua futura Giunta regionale in caso di vittoria: “Sono felicissimo di annunciarvi che Anna Marson, madre della legge 65 sul governo del territorio, e Tommaso Montanari saranno rispettivamente assessora all’urbanistica e assessore alla cultura della giunta Fattori, in caso di vittoria. La loro disponibilità ci onora. Si tratta di due personalità di fama internazionale che per competenza e coerenza ben rappresentano la qualità e la forza della proposta di governo che abbiamo per la Toscana. In questi 5 anni la legge Marson non è stata attuata: è stata piuttosto fatta a pezzi. Oggi è sotto attacco ancor più di prima sia parte della maggioranza e di Italia Viva, sia da parte della destra. Per noi, invece, la cura del paesaggio e il consumo di suolo zero sono obiettivi prioritari”.
Il popolo di Toscana a Sinistra è combattivo: Fattori, tra gli applausi della sua gente, racconta la sua idea di Toscana: parla di una terra in cui sia in vigore l’uguaglianza, dove gli ultimi non vengano lasciati indietro, dove i territori hanno tutti la stessa importanza, dove si investe nei giovani, in sanità ed equità: “Non lasceremo indietro nessuno – ha spiegato – e ci preoccuperemo di tutti quei territori che non hanno la necessaria rappresentanza, che sono abbandonati perché non rappresentano un importante bacino di voti”. Il comizio, che vede l’intervento anche di personalità della società civile, si scioglie: è calata la sera su Firenze, la città è tranquilla. La campagna elettorale quasi al termine: qualcuno vorrà tenere ancora un ultimo comizio, qualcuno avrà l’ultima ospitata in TV. Tutti si preparano alle ore del silenzio, sempre le più difficili dopo quaranta giorni di campagna elettorale.

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