“Con il virus bisogna convivere”, “Non ci sentiamo rappresentati”: anche a Pistoia la protesta contro il Dpcm del Governo

NewTuscia – Toscana – PISTOIA: Sono le 18.36 di mercoledì 28 ottobre. Piazza del Duomo è silenziosa. Una folla si è radunata sul lato Prefettura: le molteplici persone, un buon numero, si dispongono su più file, mantenendo il distanziamento necessario. C’è di tutto in piazza: ragazze, ragazzi, giovani e vecchi. Ci sono rappresentanti del mondo delle palestre e delle piscine, ci sono ristoratori, c’è un mondo di scontenti che vogliono, del tutto pacificamente, far sentire la propria voce e spiegare i motivi del loro malcontento.

A coordinare l’evento, che inizia con un suo breve discorso, c’è Gabriele Sgeglia: “Dobbiamo convivere con il virus” sottolinea Sgueglia, “siamo qui per dare la possibilità a molte persone, dalle idee diverse, di manifestare le proprie perplessità e il proprio malcontento riguardo una norma profondamente dannosa e divisiva”. Ci sono applausi dal pubblico. Un pubblico che, mai come in questo evento, è strumento ma anche attore di quello che accade sul palco improvvisato, dato dagli scalini in pietra antistanti il Palazzo del Governo.

Cominciano gli interventi della folla:” Da un giorno ad un altro – racconta la moglie del titolare di un noto ristorante cittadino – ci siamo sentiti una categoria inutile. Eppure non è vero. Nessun lavoro è inutile. Nessun lavoro onesto e inutile. Se io smetto di lavorare io smettono di lavorare i miei dipendenti, i miei fornitori e tutti coloro che ruotano attorno alla mia attività. Io non mi sento rappresentata da questo Stato ed in questo momento”.

“Io ho un bar che gestisco con mia moglie. Mio fratello ha una palestra. Mi sento tutto sommato fortunato – dice un altro partecipante – ma è bene essere chiari: c’è stato chi ha detto che noi lucriamo sui morti. Però coloro che si suicidano perché non hanno lavoro non sono morti di serie b, non sono non essenziali solamente perché non siamo morti di Covid. Io vorrei che ci fosse più solidarietà anche tra di noi, soprattutto da chi mi dice ‘restate a casa’ e ha lo stipendio garantito. Continuiamo a lottare pacificamente, prima o poi ci ascolteranno”.

In rappresentanza delle palestre parla Roberta: “Conosco coeghi ripartiti da pochissimo che poi si sono dovuti immediatamente fermare. Non abbiamo avuto il tempo di adeguarsi alle ultime direttive che ci hanno fatto chiudere. Non siamo gli untori, siamo un meccanismo che non si può spegnere ed accendere come una lampadina. Ci sono tante persone, anche anziane, che venivano da me per sentirsi tranquille e coccolare. Il disagio è nostro, ma anche il loro”.

“Io sono la presidente di una scuola dilettantistica di danza – racconta una quarta oratrice – la cui attività si è fermata. Questo nonostante che la nostra attività debba essere considerata come parallela alla scuola ed all’istruzione. Noi siamo ripartiti il 27 di maggio, raddoppiando le ore di lavoro e lavorando con sacrificio perché i protocolli prevedevano dei sacrifici. Lo stesso abbiamo fatto a settembre. Ad ottobre abbiamo avuto due giorni per aggiornarci e, in quarantotto ore, ci siamo ritrovati chiusi. Ci siamo sentiti presi in giro”.

“Ho la grande fortuna di essere innamorato del mio lavoro – spiega Lorenzo Berti, istruttore di nuoto – adesso però sono a casa senza lavoro. Lo stesso per un mio genitore. Se i contributi pubblici non dovessero bastare noi ci ritroveremo a casa, perché nel nostro settore non esiste alcun tipo di garanzia. Questo ci lascia ancora più interdetti. Abbiamo lavorato con le mascherine integrali, abbiamo avuto duecento controllo dei Nas e non è stato rilevato niente di anomalo in nessuna piscina. Inoltre vorrei ricordare che in piscina c’è il cloro, un disinfettante. Si uccide una economia che viaggia dentro un disinfettante. Ho finito le parole”.

Interviene poi Lorenzo Galligani, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, ma anche avvocato libero professionista: “In voi, con la vostra presenza rispettosa e silenziosa, vedo una grande smentita – ha detto Galligani – a tutti coloro che provano a far passare chi protesta come violento ed estremista. Io sono avvocato. Noi mettiamo la nostra professionalità al servizio degli altri. Siamo tutti preoccupati. C’è una questione che non è stata toccata: la contraddittorietà dei provvedimenti ha messo in crisi anche gli uffici pubblici. Io, come molti professionisti, chiedo regole semplici. Non è possibile che si mandino le persone in vacanza con il bonus vacanze e poi si impedisca loro di lavorare”.

Invitato, fa la propria comparsa ed il proprio intervento anche il sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi. “Credo – ha spiegato alla folla – che qualcuno debba mettere la testa sull’ultimo Dpcm
Tutte le regioni hanno fatto sapere che non sono d’accordo con questo nuovo atto, che siano governate dalla destra o dalla sinistra. Anche molti sindaci, in modo trasversale, esprimono perplessità sulla chiusura dei ristoranti, ma anche del mondo della cultura come il teatro. La difficoltà riguardano anche i negozi di abbigliamento, che sono ferme da settimane. Nessuno nega il Covid, il Covid ci pone in una situazione difficile. Ma alcune realtà, alcuni ristoranti, come a Piteccio e a Spedalino, rappresentano dei presidi affinché la vita di tutti i giorni vada avanti. Non bastano seicento euro al mese per uscire da questa situazione. Si creano situazioni di difficoltà, con famiglie che si sono rivolte ai servizi sociali e prima erano sconosciuti ai più. E ripeto: questo è un punto trasversale, non si tratta di essere di sinistra o di destra, si tratta di esprimere perplessità su cui il Governo deve necessariamente dare delle risposte”. La piazza ordinatamente si scioglie, non restano capannelli, niente sporco per terra. Rimane solamente la piazza più importante della città, avvolta in un innaturale silenzio.

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