Pistoia, zona rossa prorogata: pressione sugli ospedali ora critica

NewTuscia Toscana – PISTOIA – E’ stata prorogata di una settimana, fino al 12 marzo, la zona rossa nella provincia di Pistoia. Una proroga che non stupisce e che era stata da molti – noi compresi – ampiamente pronosticata, data la grave ripresa della curva pandemica a livello nazionale.
La provincia pistoiese continua ad essere infatti la peggiore in Toscana per quanto riguarda l’indice percentuale dei contagi giornalieri (per 100.000 abitanti) con un valore di 53.68 nella giornata di ieri (e staccando Massa, ferma a 45,67 di quasi otto punti percentuali). Non solo, accanto a queste percentuali che si mantengono stabili verso l’alto, si aggiunge il dato più preoccupante, la pressoché totale saturazione del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Jacopo. Già da ieri infatti si è giunti a 19 posti occupati su un totale di 24 a cui si aggiungono 91 ricoveri intermedi in isolamento, posti ricavati, è bene ricordarlo, da altri reparti dell’ospedale.

Nonostante questi tragici numeri a carattere provinciale, la regione mostra comunque una stabilità dovuta all’alto numero di tamponi e screening – e che pertanto mitiga il rapporto tra positivi e test – che potrebbe consentirle di rimanere in zona arancione sebbene puntellata da zone rosse provinciali, come Pistoia e Siena, a cui potrebbero aggiungersi molto presto anche altre province come Arezzo, Prato, e la Versilia. Intanto da domani, sabato 6 marzo, il nuovo Dpcm a firma Draghi entrerà in vigore, e come già annunciato per le zone rosse della Toscana prevedrà la cessazione delle attività scolastiche in presenza per le scuole di ogni ordine e grado in luogo della Dad (anche se potranno continuare ad usufruire della frequentazione in presenza alunni con particolari bisogni o disabilità); oltre alla chiusura delle scuole il dpcm Draghi porterà però anche una novità rispetto al recente passato: oltre alle attività per le quali era già prevista la chiusura (barm ristoranti etc.) dovranno cessare l’attività infatti anche barbieri, centri estetici e parrucchieri, che finora avevano avuto la possibilità di rimanere aperti.

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