Intervista a Don Biancalani, il parroco racconta Vicofaro: “Noi lasciati soli, sono rimasto basito.” Sull’amministrazione: “oggi più disponibilità che in passato.”

NewTuscia Toscana – PISTOIA – E’ di pochi giorni fa la notizia che sembrerebbe finalmente indirizzare verso una conclusione – se sia poi definitiva e, ancor di più, ottimale, è tutto ancora da valutare – la vicenda che vede al centro il ricollocamento più o meno parziale degli ospiti della parrocchia di Vicofaro, a Pistoia.

Grazie all’ordinanza regionale numero 88, l’ultima a portare la firma del Presidente di Regione uscente Enrico Rossi, si stabilisce l’obbligo di procedere entro a ridurre il sovraffollamento delle strutture d’accoglienza di Vicofaro “con il ricollocamento dei soggetti presso strutture di cui abbia la disponibilità o, in mancanza, presso strutture di terzi messe a disposizione a titolo di comodato gratuito”. Contemporaneamente l’Asl e la Curia stanno procedendo alle valutazioni sui locali che saranno destinati ad ospitare i rifugiati in uscita dalla parrocchia di Don Massimo Biancalani.

Abbiamo intervistato proprio Don Massimo per farci raccontare il suo punto di vista sulla gestione di questa lunga odissea e per fare il punto della situazione dopo i molti mesi in trincea alle prese con strumentalizzazioni, confronti e battibecchi quotidiani.

Salve Don Biancalani. E’ iniziato in questi giorni il conto alla rovescia per il ricollocamento di gran parte dei suoi ospiti: si ritiene soddisfatto delle soluzioni presentate dalla Regione?

Buongiorno. Certo, condivido in pieno l’ordinanza del Presidente Rossi, si tratta però di ricollocare i ragazzi in ambienti migliorativi e allo stesso tempo avviare un progetto in cui Vicofaro possa disporre di più risorse per continuare la sua esperienza.”

I tempi d’intervento però sono stati tutt’altro che celeri prima che si giungesse a questo accordo, oltretutto con un atto piuttosto perentorio della Regione.

I tempi d’intervento non sono stati dei migliori, anche se è chiaro che sia tutto legato alla disponibilità di questi ambienti, perché i ragazzi non possono essere mandati per strada. Purtroppo fra i locali individuati a Pistoia dalla Curia assieme all’Asl soltanto uno è praticabile.

Ad esempio, quali locali sono stati individuati e perché afferma che non sono adeguati?

Ci sono due proposte sulla montagna pistoiese, a circa 50/55 km da Pistoia: una a Lizzano pistoiese e l’altra a Lancisa, una frazione di Spignana, sempre tra San Marcello e Cutigliano.
Sono entrambe strutture non adatte perché i ragazzi devono recarsi a lavoro durante il giorno, e non possono permettersi di perderlo per andare ad abitare lontano.”

Quindi lei si è opposto a queste soluzioni?

Ho detto che non sono praticabili per questi motivi. Se poi le autorità vogliono portarli con la forza non ci riusciranno, perché i ragazzi sono liberi, siamo un CAS, hanno tutti il permesso di soggiorno, solo non sanno dove abitare. A mio parere non andranno o se ne ritorneranno, non credo che siano strutture valutabili.”

Ho capito. Dato che pare sia compito della Curia e dell’Asl di individuare delle alternative percorribili, ha avvertito, come parroco, distanza o disponibilità da parte di queste istituzioni?

Personalmente non sono addentro ai meccanismi della Curia, quindi non so se effettivamente abbia fatto di tutto per permettere a questi ragazzi di trovare altre sistemazioni. Oggettivamente non saprei dirlo, però so che è un lavoro difficile perché bisogna coinvolgere molti parroci.

Detto questo non vedrei male l’apertura di più canoniche, e ce ne sono molte che potrebbero essere aperte. Però, come ho detto, dipende molto dai parroci.”

Del resto lei già in passato mi aveva detto che non era un problema di quantità di strutture disponibili, che ce ne sarebbero in quantità, volendo.

Di strutture ce ne sono tantissime, sia di proprietà statale sia di proprietà della Chiesa. Però, sopratutto in questa fase d’emergenza, bisognerebbe che la Chiesa facesse uno sforzo maggiore: d’altra parte lo chiede anche Papa Francesco.”

Ecco, appunto, mi interessa capire questo: si sente di escludere che fra le difficoltà passate e presenti nell’individuare collocazioni alternative appropriate possa esserci anche una certa ostilità rispetto alla sua filosofia d’accoglienza?

Mah, guardi, so che il nostro lavoro qui a Vicofaro è stato molto criticato anche nel mio ambiente perché ritenuto troppo radicale, sinceramente però non ho mai avuto l’opportunità di confrontarmi con qualcuno qui nella nostra diocesi né in altre diocesi. Credo che ci siano anche delle difficoltà oggettive: queste strutture spesso non sono a norma, i parroci hanno un’età media molto alta e coinvolgerli in un’esperienza d’accoglienza è complicato.

Insomma è una realtà molto complicata

E’ una realtà complicata. Detto questo penso che anche le diocesi di Prato e Firenze oltre a Pistoia, ma in generale le diocesi di tutta Italia, potrebbero fare uno sforzo maggiore, questo sicuramente.”

Capisco. Adesso però i tempi sono più stretti, le è stato chiesto di recuperare i locali della Chiesa ad uso delle funzioni…

Sì, il Vescovo ci chiede questo, ma è dalla primavera che noi diciamo al Vescovo che al momento c’è una situazione di emergenza, e lui lo sa, quindi ce ne occuperemo il prima possibile. Non è che la Chiesa poi non sia praticabile, intendiamoci: noi celebriamo sempre la messa, anche se adesso le funzioni sono un po’ ridotte a causa del Covid, e la Chiesa la viviamo attivamente perché la presenza dei ragazzi non disturba il normale svolgimento delle funzioni. Detto questo capisco benissimo che si tratti di una scelta emergenziale, e il Vescovo lo sa che appena avremmo possibilità di ricollocare i primi locali ad essere liberati saranno quelli della Chiesa. Di certo però non metterò le persone in strada per questo.”

Chiarissimo. Anche perché d’ora in avanti pare che la sua autonomia decisionale sarà più limitata, dato che la Curia vuole passare al vaglio ogni situazione che riguarda Vicofaro. E’ una decisione che la infastidisce?

Non è questione di essere infastiditi, il punto è che se il Vescovo mi scrive una lettera privata deve rimanere privata. Una materia così delicata non può essere resa di pubblico dominio e sinceramente non capisco perché si sia deciso così, anche perché questa scelta ha contribuito a gettare su di noi discredito, ed è francamente inaccettabile dato che non abbiamo fatto niente di male se non aiutare persone.”

Quale ritiene potesse essere l’intento del Vescovo?

Guardi non saprei dirle, queste cose vanno tenute riservate, ma non perché non si debbano sapere, ma perché le cose sono sempre più complesse di quanto appaiono e alla fine così si dà un immagine sbagliata. Oltretutto io sono un parroco con una nomina e sono responsabile della mia parrocchia e ciò che è di pertinenza del Vescovo è di competenza del Vescovo, ciò che è di competenza del parroco è di competenza del parroco. Poi è evidente che sulle questioni più importanti ci dev’essere un dialogo tra le due figure, ma non è che quando abbiamo iniziato questa esperienza d’accoglienza abbiamo agito per un capriccio personale, abbiamo interpellato il Vescovo. Era un imperativo religioso e morale, non si poteva dire di no. Il problema non dovremmo essere noi, ma tutti quelli che non accolgono.”

Quindi si è sentito solo in questa battaglia?

Diciamo che il commento del Vescovo reso pubblico tramite TVL non ci aiuta di certo, l’unico effetto che ha avuto è stato quello di isolarci e gettarci addosso discredito. Non so come spiegarmelo, siamo rimasti tutti basiti. Poi nei contenuti tutto è discutibile: noi siamo rispetto al Vescovo dei delegati in un contesto di comunità, non sono un soldatino. Questa visione mi sembra un po’ preconciliare, in una comunità si lavora in sinergia pur con ruoli e responsabilità diverse.”

Insomma una visione un po’ poco moderna.

Direi forse poco aggiornata: tutti oggi nella Chiesa abbiamo, a partire da Papa Francesco, dei riferimenti fondamentali che sono soprattutto il Concilio Vaticano II e il Vangelo che in particolare Papa Francesco sintetizza nella sua persona.

Di certo poi l’attenzione mediatica che è stata riservata a Vicofaro spesso avrà contribuito ad aumentare la sensazione d’isolamento: per quello che riguarda la vita cittadina spesso si è posto l’accento sul drastico calo della qualità della vita nel quartiere dalla parrocchia a causa dei suoi numerosi ospiti. Come si è pone rispetto a questo tema?

Oggettivamente la presenza, seppur copiosa, di ragazzi immigrati non ha portato modifiche sostanziali né in peggio né in meglio, alla vita del quartiere. E’ vero però che alcune famiglie si sono allontanate dalla vita della Chiesa, sicuramente influenzate dal battage mediatico e da una qualche tipo di inconsapevolezza o pregiudizio nei confronti dei migranti.

Quindi più che un reale peggioramento delle condizioni del quartiere ritiene che siano stati atteggiamenti legati al pregiudizio cavalcati dai media?

La gente oggi più che il prete ascolta i media generalisti e sappiamo tutti qual è stata la linea perseguita sull’immigrazione. Noi però abbiamo chiesto uno sforzo di comprensione importante ai nostri parrocchiani.”

Infatti lei stesso mi aveva raccontato che molte persone hanno manifestato vicinanza alla sua attività.

Certamente, moltissime persone sia all’interno della parrocchia che dall’esterno hanno dato segni di vicinanza. Abbiamo ricevuto grandi segni di affetto da parte delle persone, anche se in particolare da fuori Pistoia.”

Per finire le chiedo se in questi giorni ha avuto occasione di parlare nuovamente col Sindaco: ormai non è un segreto che il rapporto con questa amministrazione non sia dei migliori, e le sue ultime dichiarazioni ribadiscono che a Vicofaro “c’è un problema da risolvere”. Ci sono stati confronti o chiarimenti di recente?

Mi sembra che questo Sindaco talvolta si lasci andare a delle dichiarazioni che rispondono più ad un’ideologia preconcetta che alla realtà. Però devo dire che dopo esserci incontrati per due pomeriggi di seguito in Regione ho trovato in lui una persona piuttosto attenta e disponibile; anzi, ha riconosciuto il valore di Vicofaro, e ha sottolineato esplicitamente che Vicofaro – criticabile o no – ha offerto un servizio importante in un momento in cui la politica è assente, e questo ci ha fatto molto piacere.

Riguardo a questo appare ancora più strano il fatto che il Comune abbia scelto, anche nel recente passato, di non presentarsi ai famosi tavoli di lavoro indetti dal Vescovo.

Quella fu senz’altro una scelta ideologica e politica, in quel momento i nervi di tutti erano più tesi e credo che fosse una strategia voluta anche da alcuni settori dell’amministrazione. Però ripeto che non l’ho trovato mai ostile in modo pregiudizievole.”

Va bene. La ringrazio ancora del tempo che mi ha concesso e le auguro buon lavoro.

Grazie a lei, arrivederci.”

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