L’Italia in tumulto: è finito il tempo del manicheismo politico e mediatico

Alla luce di quanto avvenuto nelle ultime giornate, segnate da profonde tensioni e malcontento generalizzato, occorre fermarsi un attimo a riflettere: è il momento di placare il “rumore di fondo” della rete e dei social networks e di prendersi qualche minuto per una riflessione vera, ponderata e lucida.
Quanto avvenuto a Napoli, Torino, Roma, Milano, Trieste e in molte altre città d’Italia come anche da noi raccontato, merita un’analisi più profonda e attenta di quelle che troppo spesso ci vengono riservate da molti mass media. Quel che sta andando in scena in tantissime piazze è la rappresentazione fedele di un paese disunito, sconvolto, confuso; un paese che sta attraversando, così come il resto del mondo, un periodo drammatico, un’epidemia con pochi e illustri eguali nella storia dell’uomo che ci ha costretto a fare nuovamente i conti con la nostra fragile mortalità come in Occidente non accadeva da ormai almeno 50 anni.

Come in tutte le crisi ciò che anche oggi viene messo alla prova è la tenuta del modello sociale a cui ci ispiriamo: in Italia il Covid-19 ha saggiato le difese del nostro sistema sanitario, del sistema scolastico, di quello dei trasporti, del nostro welfare e ha in poco tempo sbriciolato le molte certezze che credevamo di avere in ognuno di questi fondamentali pilastri della comunità. In una situazione incandescente come questa si fa pressante la necessità di trovare un capro espiatorio, e spesso, purtroppo, oltre ad alcuni pessimi politicanti, anche molti giornali non perdono l’occasione per gettar benzina su un fuoco già alto. Che senso hanno quegli articoli e quei servizi che attribuiscono ai tumulti delle scorse ore la paternità del neofascismo?
Derubricare ciò che sta avvenendo in Italia ad atti di terrorismo di estrema destra è negare una ben più tragica evidenza, è fingere che in quelle piazze non vi sia una cospicua maggioranza di persone disperate, spaventate, anche molto arrabbiate.

Non possiamo non vedere che questa crisi è stata un formidabile catalizzatore delle disuguaglianze che già da tempo esistevano.
Il Covid-19 ha amplificato di molto la forbice sociale nel nostro paese e nel mondo: secondo i dati della World Bank, a seguito di questa crisi ben 115 milioni di persone saranno trascinate sotto la soglia di povertà. Contemporaneamente secondo l’annuale Billionaires Insights Report 2020 di UBS il patrimonio dei paperoni del mondo ha superato la cifra monstre di 10 mila miliardi di dollari, stabilendo un nuovo impressionante record. E’ evidente che società caratterizzate da uno iato così profondo non possano avere un futuro roseo, e dagli USA fino all’Italia il mondo se ne sta accorgendo. Quando l’anno scorso il film Joker è uscito nelle sale dei cinema – ora chiusi come i teatri in quanto “attività non necessarie” – si sono sprecate le analisi politico sociali e le esegesi più o meno tecniche. E’ angosciante riflettere oggi su quel film, alla luce di quel che stiamo vivendo e che abbiamo visto nei mesi scorsi: Arthur Fleck era l’emarginato per eccellenza, lasciato solo con i suoi demoni in un mondo consumato dall’iper-individualismo e da una politica divenuta incapace di dialogare col prossimo, che schifa il povero ed il malato e preferisce stigmatizzarlo piuttosto che aiutarlo. Le immagini conclusive della pellicola ricordano paurosamente quello che l’America ed il mondo stanno vivendo oggi, non si tratta più di distopie, si parla del mondo che ci circonda.

Anche nel film l’immobilismo della politica e l’incapacità ed il menefreghismo dei media contribuivano ad esasperare la situazione.
Ma del resto si tratta di un tema questo molto vasto e solo negli ultimi anni già battuto da grandi firme della cultura geek quali Alan Moore (V per Vendetta, Watchmen) o Frank Miller (“Batman – Il Cavaliere Oscuro”). E’ finito il tempo del manicheismo giornalistico, questo riduzionismo incessante secondo cui chi protesta è un terrorista ed un estremista. Certo, in Italia la presenza di frange di estrema destra è stato ampiamente documentato, ed è un fatto che spesso pochi gruppi malintenzionati riescano a focalizzare su di se l’attenzione mediatica, ma non si può tollerare che passino inascoltate le grida di disperazione e d’aiuto che si sollevano da molte famiglie oneste. La politica in primis, ed il giornalismo in secundis debbono farsi carico degli ultimi, dar loro soluzioni concrete e una voce a coloro che questa epidemia sta emarginando, perché sono sempre più numerosi e sono sempre più soli. Non c’è più spazio per questa stanca retorica medio-borghese per cui manifestare va bene solo se si marcia inquadrati e sorvegliati. La rabbia e la disperazione capita che esplodano, e se chiaramente gli atti di violenza vanno con convinzione condannati, bisogna d’altra parte anche agire per prevenirli, per dare soluzioni a chi non vede altra alternativa che scendere in piazza col forcone e la torcia. In questo la politica di oggi sta lasciando un vuoto assordante, e i mass media nostrani stentano nel dare ricostruzioni fedeli, analisi ragionate che vadano oltre il grande titolo clickbait. Anche questi sono segnali inequivocabili di una società che si sta sgretolando, e in tanti di quella cultura oggi bollata come superflua lo avevano già annunciato.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *