Rave party di Valentano, il nuovo spauracchio italiano di fine agosto

NewTuscia Toscana – GROSSETO – Prima i fatti. Da ormai quasi cinque giorni a Valentano, in provincia di Viterbo, e precisamente vicino al Lago di Mezzano, al confine tra Lazio e Toscana è in corso un rave party. A questa festa clandestina per definizione, organizzata tramite i gruppi appositi su social network e smartphone, hanno partecipato diverse migliaia di persone (con numeri al dire il vero ancora incerti che oscillano dai 5.000 ai 10.000) giunte da tutta Europa. Si possono vedere infatti perfettamente targhe tedesche, francesi e di altri paesi dietro ai numerosissimi furgoni e camper usati per occupare la campagna tra i comuni di Valentano e Latera. Da venerdì 13, giorno in cui è cominciato l’afflusso, si sono susseguiti cinque giorni di musica a tutto volume proveniente dalle grandi casse poste al centro dell’agglomerato di tende e roulotte a cui si aggiunge un evidente consumo sfrenato di alcol e – probabilmente – di altre sostanze stupefacenti, visto che molto presto, due giorni fa, ovvero lunedì 16 luglio, sono stati ricoverati presso i Pronto Soccorsi locali due ragazzi in coma etilico. Purtroppo, come se non bastasse, nello stesso giorno è morto anche un 24enne, originario di Reggio Emilia, che nella notte di ferragosto ha tentato di immergersi nelle fredde acque del vicino lago, nonostante che, come rammenta un partecipante intervistato da alcuni media, in molti avessero avuto premura di affiggere dei cartelli in cui si sconsigliava di fare il bagno a causa delle forti correnti.

Anche se le cause del decesso sono ancora da accertare ufficialmente, è indubbio che il dramma della morte di un giovane abbia scosso ancora di più le comunità cittadine già irritate dalla presenza illegale di così tanti ragazzi e ragazze che, nonostante l’allarme per la pandemia, non sembrano intenzionati a rispettare le consuete norme di distanziamento e prevenzione. E’ impossibile quindi non empatizzare con i sindaci e le giunte dei comuni limitrofi (Manciano, Pitigliano e Sorano) che hanno pubblicamente denunciato l’accaduto lamentando la passività dello Stato e delle Istituzioni, in particolare del Ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, che nonostante le numerose sollecitazioni non avrebbe ancora autorizzato lo sgombero.

Nel comunicato da loro pubblicato si legge infatti: “Nel prendere atto, con profonda amarezza, che lo Stato non si sia dimostrato capace di prevenire, per di più durante una pandemia da Covid-19 in corso dal 2020, una clamorosa manifestazione di illegalità da ogni punto di vista, noi sindaci – sottolineano – riteniamo che a oggi non sia stato assicurato un adeguato e continuo controllo dei territori dei nostri tre comuni, con un impiego straordinario di forze dell’ordine, nonostante la massiccia presenza fissa o mobile di migliaia di persone arrivate per partecipare al rave e che stanno iniziando a gravitare anche nei nostri territori.” Dello stesso avviso, inevitabilmente, il Sindaco di Valentano Stefano Bigiotti, che a Rainews24 ha dichiarato: «Siamo fronte a un atto illegale come la violazione della proprietà privata. Ci siamo svegliati invasi da circa 10mila persone, chiediamo l’intervento diretto del ministro Lamorgese per cercare di ripristinare la legalità nel Comune di Valentano»

Al netto delle strumentalizzazioni politiche sempre molto numerose in questi frangenti, è veramente difficile dar torto alle lamentele dei primi cittadini di queste realtà, e sicuramente il silenzio delle Istituzioni non è una strategia ottimale per restituire quella sensazione di sicurezza e tutela che sta evidentemente mancando da cinque giorni, nonostante i controlli delle Forze dell’Ordine che presidiano da giorni l’uscita della “zona calda”. Ciononostante è bene ridimensionare la portata di quanto sta accadendo: esiste infatti una certa stampa e dei cattivi oratori sempre pronti a creare un capro espiatorio, un nemico verso cui indirizzare rabbia e frustrazione delle persone, meglio ancora se si cavalca lo stereotipo del giovane disadattato egoista e nichilista che se ne infischia della società e dei propri parenti. Ne nasce facilmente una retorica paternalista e bigotta a tratti insopportabile.

A leggere certi titoli e certe dichiarazioni ci si domanda infatti sul serio che fine abbia fatto il senso della misura: si vuole davvero mandare l’esercito per far sgombrare qualche migliaio di ragazzi e ragazze di cui non si condivide la condotta morale? Una volta sgomberate, queste migliaia di persone dove dovrebbero essere portate? In caserma, in prigione?
Il punto è questo: una volta che si è reso impossibile – per inefficienza, cattiva organizzazione o cattiva comunicazione – di prevenire l’occupazione del territorio suddetto, a questo punto non si può far altro, almeno in assenza di gravi eventi eccezionali, che cercare di contenere la situazione vigilando sulla località. Cosa che viene fatta. Sicuramente questo non solleva dalle proprie responsabilità il Ministero degli Interni e chi di dovere, ma è giusto provare a non cedere alle facili arringhe di coloro che si vantano di avere sempre la ricetta buona per ogni momento. Infine, a quanti affermano che gli assembramenti così numerosi senza mascherine o misure di distanziamento siano pericolosi per gli abitanti della zona, sarebbe bene ricordare che nelle numerosissime spiagge libere Toscana – e non solo quelle – non vige certo la severità e l’attenzione che in molti fingono di immaginare. Certamente la situazione presso l’accampamento è molto prossima al pessimo, in termini di norme sanitarie, ma chi scrive dubita che quei ragazzi possano essere una minaccia per le comunità limitrofe più di quanto non possano esserlo i milioni di turisti che frequentano spiagge e locali in questa stagione (davvero tutti con la mascherina? Davvero sempre rispettosi delle norme?). Del resto non occorre una memoria particolarmente brillante per ricordare quante volte cluster più o meno grandi si siano verificati anche laddove quelle norme di igienizzazione e distanziamento avrebbero dovuto esserci, in contesti assolutamente legali e socialmente accettati. Naturalmente è lecito e doveroso aspettarsi dalle istituzioni che, così come in quei casi, anche stavolta si proceda ad un tracciamento che consenta, una volta terminato il “nefasto” evento, di evitare possibili contagi.

Ciò detto è bene ricordare che lo Stato non può essere presente – e forse nemmeno dovrebbe? – in ogni aspetto della vita associata per sorvegliarla. Talvolta, specie nei momenti di crisi come sicuramente quello passato nell’ultimo anno e mezzo, si è persuasi che le istituzioni debbano funzionare come una sorta di polizia privata che sanziona chi non agisce come vorremmo. E quando si è molto bravi a creare spauracchi per far sfogare i peggiori istinti delle persone, ergersi a censori diventa sin troppo facile: “Scagli la prima pietra…”

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